La Vergine Villana, intraprendente e puttana, capitana del corso:
Vergini Sfrenate Inculate
Savio: - "dicono per per ogni uomo sul pianeta ci sono circa 8 donne"
Castruccio: "Si?"
Savio: "Si...."
Castruccio: "...."
Savio: "Quello che non capisco è dove cavolo sono le mie 8"
Castruccio: "Dovresti andare in Cina; pensa che in Cina ci sono almeno 800 milioni di donne. Almeno."
Savio: "Almeno; e allora noi che ci stiamo a fare qui?"
Castruccio: - "Per ora, a me, non rimane altra scelta".
Appena arrivato su questa strana isola, sono stato avvicinato da un fantasma alto quasi due metri. Molto leggero, magrissimo. Emanava un odore di morte, di decomposizione. In mano, teneva una tazza con delle incrostazioni tali che non si riusciva a capire cosa stesse bevendo. Parlava del più e del meno, per fare amicizia con il suo nuovo vicino, che poi sarei stato io. Americano, ex marine, ex obeso da 250 libbre, ex alcolizzato, ex drogato; ancora attualmente dipendente dal vizio del fumo e dal gioco d'azzardo. 57 anni che parevano almeno 87. Abitava al numero 1, quella topaia con il balcone che chiudeva ad angolo. Una volta ho rischiato e mi sono avvicinato a circa tre metri dalla sua porta; si sentiva l'odore tipico di piscia delle gatte in calore che nutriva con mangimi adulterati lasciati a marcire per mesi in 3 piattacci rotti e incrostati fuori la porta. Durante i mesi che sono venuti appresso, tanto Rum, tanta birra e tante chiacchiere inutili; poi, finalmente, ho incontrato Gereline. Una go-go girl. Una ragazza pagata per intrattenere i clienti fuori e dentro il bar galleggiante; pagata per intrattenerli a letto, ovviamente dopo aver pagato il bar.
- "Pensa, Savio, a me ha detto di no; io pago, non ho mica problemi; niente da fare; tutte le volte ha le mestruazioni".
- "Beh, queste sono ragazze costrette a fare il mestiere, mica son puttane, lavorano".
- "Mica son puttane, lavorano".
- "Si, altro non trovano, sono costrette a fare questo mestiere ma cercano di tirare avanti senza darsi oltre un certo limite".
- "Savio di nome". -
Gereline aveva 19 anni, era muscolosa, forte, bella; aveva un sorriso con una dentatura smagliante e odorava di una fragranza naturale che mi faceva rizzare tutti i peli. Divenne presto un'ossessione; ogni tanto andavo a trovarla ma erano visite infruttuose; normalmente ci andavo in seguito a qualche sbronza. Mi incoraggiava sempre, per la verità, come se fossi stato un cliente speciale del locale. Ma non accettava mai di venire in camera mia. L'ultima volta, mi rivolse un gagliardo interrogativo carico di ottimismo.
- "Dov'è che abiti?"
- "Al Marmot".
- "Ahh,..ha ha ha ha ha."
- "Che c'è da ridere?"
- "Ho vissuto un mese e mezzo al Marmot, non posso venire e farmi vedere con te; mi conoscono".
- "Come mai vivevi li? Eri con qualche tua amica?"
- "No, ero con il mio Boy friend" - Una volta mi aveva persino detto che era lesbica.
- "Boyfriend?"
- "Si, conosci uno che si chiama DAN? Americano, vecchio, ha fatto la vasectomia".
- "E che cos'è?"
- "Un'operazione alle ghiandole endocrine (solo alle palle per la verità, o da quelle parti) che ti impedisce di fare figli.
- "Ma tu non eri quella che non scopava con gli stranieri?"
- "Infatti; ho sbagliato una volta e non sbaglio più"
- "Sbaglio, eh, sbaglio; uno sbaglio di un mese e mezzo, mica di una sera o di uno short-time".
- "Lavoravo in un negozio di alimentari, avevo 17 anni, ero vergine; lui mi ha invitato e sono andata. Sono stata a casa sua, andavo in piscina, usavo la palestra del residence, conosco tutti lì..ha ha ha. No, non posso farmi vedere ancora lì con te." -
Vincendo quella stupidissima e ingiustificata forma di gelosia, insistetti:
- "Ascolta, pago qui e andiamo da un'altra parte; prendo una camera d'albergo in un altro paese qui vicino."
- "No, no, no.." -
Rideva e ballava, dimenava il culo e provocava; provocava con quella risata da strega ignorante che intuisce in parte il suo potere e si frega bellamente degli umori dolorosi che procura.
- "Lo sai che non vado a letto con gli stranieri. Ha ha ha. Sono sola qui, la mia famiglia vive lontano. Se mi ammalo come faccio? Se resto in cinta come faccio?"
- "Beh, ma che palle questa.."
- "What? Don't speak Italian...I don't understand.."
Tracannato il fondo del bicchiere, ho pagato e sono uscito senza salutare. Arrabbiato e in pena, per essere stato rifiutato da una meretrice, l'unica che mi era entrata nel sangue e che continuava a stuzzicarmi ogni giorno senza motivo. Forse aveva ragione Savio. Erano ragazze che lavorano, facevano il mestiere ma non lo facevano sul serio......, e poi se uno non le piace non le piace, che ci si poteva fare? Per arrivare al mio appartamento ci sono da scalare 158 gradini, con una pendenza di almeno 30 gradi. Mentre salivo le scale due alla volta, sono stato sopraffatto da quell'odore di morte emanato dal fantasma dei gatti (ex marine, ex alcolizzato, ex obeso, ex drogato, con il vizio del gioco e del fumo) che abitava al numero 1, la topaia che faceva angolo, perennemente ignorata dal vento. Stava salendo davanti a me, lasciandosi dietro una scia quasi tangibile; maleodorante di vestiti sudati, mai lavati, di cellule morte e di piscia di gatta in calore.
- "Hi" - ; forzò di dire. Era americano. - "Da quando è partita la tua ragazza ti sei dato alla palestra invece che all'altra ginnastica?"
- "Ti devo dire la verità,..strano ma...da quando sono su quest'isola, il sesso non mi interessa quasi più".
- "Beh,...non dovresti dire così; dopotutto,.. sei italiano, no?" - La prima osservazione logica (se pure non brillante) che avessi sentito proferire da quel fantasma decomposto che pareva perdersi in cenere nella sconsiderata fatica di arrivare al 158 esimo gradino; e da lì alla casa dei gatti, nutriti con mangimi adulterati. Forse non era così dissociato dalla realtà come poteva sembrare. Allora, mentre gli passavo a fianco per andargli avanti ed eludere la sua pestifera scia, gli ho chiesto:
- "Scusa, non mi ricordo il tuo nome...?"
- "Mi chiamo DAN".